venerdì 5 agosto 2011

Les Rallizes Dénudés - '77 Live (1977)


Prima dell’avvento della Rete le mappae mundi critiche contemplavano poche terre conosciute, quasi esclusivamente di lingua anglosassone; la periferia di questo mondo felice, su queste cartografie altrettanto felici, andava sbiadendosi a mano a mano che ci si allontanava dal centro. Lande spopolate musicalmente, dove scorrazzavano serpenti bicefali, fenici, chimere e, naturalmente, leoni.
Oggi quelle terre compaiono su tutti i Baedeker di chi ama la buona musica. Semmai è il centro ad aver subito qualche ridimensionamento. A ben guardare, tuttavia, il Giappone ne ospitava almeno uno, di quei mostri leggendari, con tanto di squame e corna. Nome: Mizutani Takashi.
Paludato in nero, aria vagamente blasé, silenzioso e nichilista, ammiratore di Sartre e Derrida (o, azzardo, di Debord), seguace delle istanze rivoluzionarie dei Sessanta, componente dell’Armata Rossa Giapponese, rifiutò di far parte del commando che il 31 Marzo 1970 dirottò il volo 351 verso la Nord Corea*. Moriaki Wakabayashi, il bassista del gruppo, invece, ne fu partecipe entusiasta, spada in pugno. Inseguiti dall’Interpol, i componenti dell’Armata, tra cui il Nostro, si diedero alla clandestinità. Mizutani riemerse alla vita pubblica qualche tempo dopo e riaccese il proprio progetto, Les Rallizes Dénudés**, attivo sin dal 1967. Questa brevissima aneddotica serve, oltre a delineare una individualità altrimenti indefinibile ed esemplarmente antispettacolare, a comprendere il crescente flusso d’interesse verso le sue opere.
I Rallizes realizzarono principalmente dischi live e la loro fama riposa su di essi, nonché su una nutrita e pericolante serie di bootleg, quasi tutti, gli uni e gli altri, registrati in modo infame. Inutile esercitare una filologia; lo sforzo naufraga tra segni Hiragana, anni di pubblicazione contrastanti, omissioni, canzoni ripetute con diversi titoli ... ’77 Live (Tachikawa, 12 Marzo) ha sicuramente il pregio di introdurre a sette classici del loro repertorio come Night of the assassins, Night harvesters o The last one (ventuno minuti in questa versione) – classici che i Rallizes, nel corso di trent’anni di carriera, riaggiorneranno ossessivamente.
Lo schema delle canzoni è riconoscibilissimo. Mesmerica linea di basso, batteria e ritmica nel mucchio, e, sopra tutto, la voce e il torrenziale feedback di Mizutani, irriducibilmente low fidelity: un’ora e mezza di frastuono irriferibile.
L’avventurosità delle loro altre creazioni (edite in maniera brutale e vendute a peso d’oro), gli entusiasmi di Julian Cope nel suo Japrocksampler, la penuria d’informazioni, ne hanno accresciuto ulteriormente il culto***. In attesa di un Max Brod che riordini i suoi taccuini sonori, Mizutani attende impassibile gli eventi con una Gitane d’importazione tra le labbra.

* Il volo, che ospitava alcune personalità di rilievo, tra cui un arcivescovo, fece scalo dapprima in Sud Corea.

** Pare che il nome sia una “storpiatura di "valise denudé" (="valigia vuota"), espressione in finto slang francese adottata dagli studenti membri di Gendai Gekijo (comune artistica di Kyoto attiva fin dai primi anni Sessanta, caratterizzata dall'obiettivo di rivoluzionare il teatro tradizionale giapponese negandone l'estetica esistente fino ad allora) volta a definire una persona vanesia e indegna di considerazione”. Cfr. Mattia Paneroni, http://www.ondarock.it/altrisuoni/rallizes.htm

*** Citiamo, tra le cose eccellenti, almeno Double Heads, Wild trips e Yodo-Go-A-Go-Go.
Yodo-go fu il grido di battaglia dei dirottatori anzidetti

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